Lira Turca: Che è Successo e Come Speculare

lira turca
agosto 24, 2018
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Da diverse settimane ormai, gli occhi del mondo sono puntati sulla Lira Turca e non a caso. Il suo crollo è infatti fortissimo e corrisponde a una perdita di circa il 40% del valore rispetto al dollaro statunitense, il tutto nel corso dell’ultimo anno.

A cosa è dovuto tutto questo? Nelle prossime righe, abbiamo cercato di rispondere a questa domanda con una guida. Come potrai vedere, contiene anche dritte su come speculare sulla Lira Turca grazie a broker di qualità e legali come Plus500 (apri qui il conto senza denaro reale).

Per aiutarti a orientarti meglio con i contenuti, abbiamo dato vita anche a un indice, grazie al quale potrai scegliere gli argomenti che più ti interessano.

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Crollo Lira Turca: a cosa è dovuto?

La prima domanda a cui rispondere per capire bene la situazione riguarda i motivi del crollo della Lira Turca. Sostanzialmente se ne possono individuare cinque. Il primo riguarda il deficit della nazione. Il secondo, invece, la sua ormai pluriennale instabilità politica.

Grande influenza nel crollo della Lira Turca ha anche il calo degli investimenti dall’estero. Da ricordare è inoltre lo stretto rapporto di dipendenza tra la banca centrale europea e il governo, che rende quest’ultimo impossibilitato a controllare la politica monetaria.

Come non citare poi il sempre maggiore potere politico di Erdogan, che è riuscito a trasformare il sistema democratico turco in una repubblica presidenziale.

In poche parole, stiamo assistendo a una perdita di fiducia da parte degli investitori, che non sono più interessati a operare in un Paese dove, da diverso tempo, regna ormai una situazione di deficit. Il punto di vista della parte più conservatrice del Paese è ovviamente focalizzato sull’ipotesi del complotto e della cospirazione da parte dei Paesi occidentali.

Ovviamente si tratta di una visione sbagliata, dal momento che, negli ultimi anni, la Turchia ha potuto apprezzare numerosi vantaggi dai legami positivi con l’Europa e gli USA. Il partito AK, guidato dal premier, sembra non curarsi minimamente dell’aumentato disinteresse da parte degli investitori.

A rendere ancora più palese la gravità della situazione, ci pensa il continuo aumento dell’inflazione, con il governo che continua a utilizzare la religione come principale collante per il Paese, incurante dei diritti umani basilari.

Lira Turca analisi: un pò di storia

Per capire ancora meglio la attuale situazione, è il caso di parlare un po’ della storia della Lira Turca. Iniziamo ricordando che bisogna dividere il tutto in due periodi. Il primo va dal 1923 al 2005 e il secondo dal 2005 ad oggi.

Nel corso dei decenni, la valuta in questione è stata ancorata a diverse altre monete, al franco francese, alla sterlina, fino al dollaro USA. Si parla nello specifico di pegging valutario, ossia di un approccio che vede il tasso di cambio della banca centrale di un Paese legarsi alla valuta di un altro. La Lira Turca, indicata con il codice TRY, viene spesso classificata tra le valute con il valore più basso del mondo.

Questa moneta, dopo decenni di forte inflazione, ha visto una rivalutazione nel corso del 2005. Lo scenario appena descritto ha segnato l’inizio della seconda fase della storia della Lira Turca.

Interessante è anche citare l’ottava stampa, che ha portato all’immissione sul mercato di banconote con tagli da 1, 5, 10, 20, 50 e 100. La stampa in questione è terminata nel 2010. La possibilità di rimborso delle note, cesserà invece nel 2020.

Nel 2009, inoltre, la nona stampa ha ottenuto da parte del governo del Paese l’autorizzazione alla circolazione. Un’altra data importante da considerare è il 2012, anno in cui è entrata in circolazione la seconda serie di banconote con valore elevato.

Per quanto riguarda i dati sul valore, ricordiamo che, ad aprile 2016, 1 Lira Turca corrispondeva a 35 centesimi. Un dollaro, invece, valeva 2,8 Lire Turche.

Quattro anni prima dell’inizio della seconda fase della sua storia, a causa di una forte crisi economica, la valuta nazionale della Turchia è stata interessata da una forte svalutazione. Nel 2005, anno che abbiamo già visto essere fondamentale per la storia della Lira Turca, sono state concretizzate diverse riforme di natura economica.

L’attenzione del legislatore si è concentrata in particolare sulla privatizzazione di diverse imprese statali, ma anche di raffinerie petrolifere e società attive nel campo delle telecomunicazioni. In quegli anni, la Banca Centrale turca si è concentrata su una politica particolarmente restrittiva, finalizzata a limitare le spese e a mininizzare i danni dell’inflazione.

Prima delle suddette riforme economiche, il principale riferimento per il PIL della Turchia era il debito estero, che influiva per l’80%.

Tornando un attimo ai dati attuali, è bene sottolineare che, secondo le rilevazioni della Banca Mondiale, l’inflazione annuale in Turchia è pari pari al 10%.

Lira Turca news: cosa sapere prima di iniziare a investire

Il quadro che abbiamo appena tracciato, ci aiuta a capire che, negli ultimi dieci anni, l’andamento della Lira Turca è stato a dir poco negativo. Conviene comunque investire in questa valuta? La prima cosa da dire è che si tratta di un asset oggettivamente molto volatile.

La Turchia rimane in ogni caso un contesto su cui vale la pena tenere alta l’attenzione. Parliamo infatti di una nazione di grandi dimensioni, con i dati demografici che, contrariamente ad altri Paesi occidentali, registrano un aumento della popolazione. Per capirlo basta ricordare che, dal 2007 al 2017, la popolazione è cresciuta di 10 milioni di unità.

Questo ha avuto come principale conseguenza l’aumento della domanda interna, con un ovvio incremento della produzione. Non bisogna però dimenticare che, al netto di quanto appena descritto, la Turchia continua a soffrire per via di consistenti deficit commerciali.

In seguito agli anni della crisi finanziaria globale, l’economia turca ha concretizzato delle performance positive. Molto interessante a tal proposito è la crescita del PIL, collocabile fra i  3 e i 5 punti annui. La situazione positiva appena descritta ha però subito alcuni shock, come per esempio il fallito tentativo di colpo di Stato del 2016.

La ripresa è stata molto rapida e la Turchia ha proseguito il suo percorso di crescita, con un aumento degli investimenti stranieri. I dati in questione devono comunque essere guardati nell’ottica di un’instabilità politica che non consente forti accelerazioni in positivo. Interessanti a tal proposito risultano indubbiamente i risultati dei capitali investiti nel settore del turismo.

Oggi come oggi, infatti, la Turchia rappresenta una destinazione importante sia per turisti con budget consistenti, sia per chi ha disposizione sostanze più contenute. I clienti di fascia alta, hanno avuto la possibilità di apprezzare un evidente miglioramento dei servizi, dovuto in particolare alla modernizzazione di molti porti turistici e strutture alberghiere del litorale egeo.

Come abbiamo già detto, in merito alla Lira Turca si parla anche di numerose novità negative. Molte di esse sono legate ad aspetti come la disoccupazione che, nonostante la diminuzione progressiva, è comunque stabile al 12% circa. Molto basso e pari al 52% è anche il tasso di partecipazione alla forza lavoro.

Lo scenario appena descritto ha portato il governo di Ankara a lanciare una campagna nazionale per l’occupazione nei primi mesi del 2017. Tra le misure messe in atto, è possibile ricordare la sovvenzione del 30% del costo dei nuovi assunti, questo per il primo anno. Il beneficio si estende a 4 anni in caso di assunzione di donne o giovani lavoratori.

In ogni caso, la Turchia rimane un Paese caratterizzato da tensioni politiche che creano non pochi problemi. Il Presidente Erdogan è infatti considerato una personalità pubblica molto controversa da diverso tempo, soprattutto a causa delle misure di controllo dei media e per i tentativi di interferire con l’operato della magistratura. Degna di nota in merito è la posizione molto bassa della Turchia nella classifica della libertà di stampa.

A peggiorare la situazione ci pensa anche il contesto geopolitico critico. Quando si parla della Turchia, non bisogna infatti trascurare i problemi interni con la popolazione curda e i rapporti non certo idilliaci con alcuni degli Stati limitrofi.

Una delle cose di cui il Paese ha maggiormente bisogno è una forza in grado di portare stabilità politica e un conseguente miglioramento della situazione economica. Si tratta di uno scenario che, basandosi sullo stato attuale delle cose, è davvero poco probabile.

Crollo Lira Turca: ecco cosa sapere

Attorno al 10 del mese di agosto, la Lira Turca ha perso il 13,5% circa contro il Dollaro Statunitense (dati Bloomberg). La valuta ha però subito diverse contrazioni negative nel corso degli anni soprattutto a causa delle politiche del governo di Ankara, considerate negativamente a livello internazionale.

Per fotografare la storia del crollo della Lira Turca, bisogna fare un passo indietro al 2016, quando Moody’s ha modificato il rating turco portandolo a Junk (spazzatura). Il motivo del declassamento, secondo quanto dichiarato dagli analisti stessi, era legato al tentativo fallito di colpo di stato contro il presidente.

Da citare sono anche i dati di JP Morgan, secondo i quali, nel corso del mese di luglio 2018, gli investitori hanno venduto più di 10 miliardi di dollari di obbligazioni, sia bancarie sia governative, il tutto con la Turchia valutata come non-investment grade dai 3 principali gruppi di rating al mondo.

Sempre nel 2016, la Banca Centrale della Turchia è intervenuta sui tassi di interesse, riducendoli di 25 punti base per il settimo mese consecutivo. La misura appena descritta è stata messa in atto con l’obiettivo di sostenere l’economia e dare ossigeno alle banche grazie a prestiti più accessibili.

L’obiettivo dello stato turco, nell’ultimo biennio, è stato quello di dare impulso all’economia, colpita in negativo anche da un importante calo del turismo. La valuta estera rappresenta infatti una rilevante fonte di finanziamento per l’economia del Paese.

Guardando complessivamente allo scenario del 2018 fino ad ora, ci possiamo rendere conto che la Lira Turca ha perso circa il 30%. Soprattutto per le perdite delle ultime settimane, bisogna puntare il dito verso le politiche sconsiderate della Banca Centrale del Paese, che ha alzato al 18% il tasso di sconto e dato fondo al 15% delle riserve di valuta estera.

Tra i soggetti più colpiti da questa situazione è possibile ricordare la banca spagnola BBVA che, tra il 2010 al 2017, ha investito più di 7.000 milioni di euro per rilevare il 49,7% di Garanti Bank, la seconda banca privata più importante del Paese. Oggi questo investimento vale quasi la metà. Garanti, però, non rappresenta l’unico problema.

BBVA, infatti, ha obbligazioni turche pari a circa 8.600 milioni di euro circa. Nella metà dei casi, si tratta di titoli disponibili per la vendita e con il valore in sofferenza quando si verificano movimenti nel mercato. Per i primi sei mesi del 2018, BBVA ha aumentato le perdite non realizzate sul debito turco di quasi 100 milioni di euro sul portafoglio dei redditi a tasso fisso. La quasi totalità di questa somma è debito pubblico da parte dello Stato e di alcune amministrazioni.

Nel complesso, il debito turco rappresenta il 7% del portafoglio di BBVA. Di certo c’è che, nel corso del tempo, il suo peso è calato. Da parte del gruppo bancario spagnolo non ci sono stati chiarimenti in merito. Oggi come oggi, infatti, non si sa se sia stato rivalutato il debito a prezzo di mercato o se siano state formalizzate delle vendite.

In generale, le obbligazioni turche hanno perso circa il 30% nell’ultimo anno. Questo è successo dopo che gli interessi pagati dal governo sul debito sono aumentati dall’11 al 19%.

Il debito pubblico del Paese è in sofferenza perché, come già ricordato, il mercato è diffidente verso un Paese con un’economia in crisi e l’inflazione che continua a salire. Anche la poca stabilità politica politica conta. Addirittura, recentemente abbiamo assistito a una vera e propria sfida di Erdogan a Trump, con arresti arbitrari di cittadini statunitensi che si trovavano in territorio turco.

Lira Turca: come speculare

A questo punto, non rimane che parlare di come speculare sulla Lira Turca, approfittando di questa crisi per guadagnare grazie al trading online. Quando si utilizza il termine “speculare”, non si chiama in causa un approccio negativo (la parola è spesso legata a concetti che nulla hanno di positivo), ma si inquadra la possibilità di guadagnare dalla variazione di prezzo di un asset, in questo caso la valuta nazionale turca.

Il principale riferimento per operare sono i CFD, ossia strumenti derivati che prevedono lo spread come unico onere economico e che consentono di replicare l’andamento di un asset traendo profitti dalle sue variazioni di valore.

I CFD, realtà da una ventina d’anni ma celebri solo da quando è esploso il trading online, sono prodotti a leva. Ciò vuol dire che, quando li si utilizza, è possibile amplificare il deposito iniziale e, di conseguenza, anche i guadagni. Si tratta però di una situazione a rischio, in quanto ad aumentare potenzialmente sono anche le perdite. Per questo motivo, è importante acquisire una confidenza ottimale con i meccanismi di stop loss, che indicano al broker il momento esatto per arrestare le perdite.

Come dimostra lo specifico caso della Lira Turca, con i Contracts for Difference è possibile guadagnare anche se l’asset perde quota. Quello che conta, infatti, è indovinarne l’andamento aprendo la posizione giusta tra long e short.

In poche parole, se si pensa che la Lira Turca continuerà a perdere quota, bisogna scegliere l’opzione “acquista” (long). In caso di previsione contraria, bisogna orientarsi su “vendi” (short).

A questo punto ti starai chiedendo come, in concreto, è possibile operare. Il principale riferimento in questo caso sono broker online come Plus500 (apri qui il conto demo).

Maggior fornitore di CFD al mondo, è marchio registrato legato a diverse controllate quotate sulla Borsa di Londra. Questo rappresenta un’ulteriore garanzia di sicurezza per l’utente finale. Dotato di regolare licenza Cysec e di autorizzazione da parte della Consob, consente di operare su diversi mercati, dalle criptovalute, alle azioni, agli indici di Borsa.

Per agire con maggior consapevolezza, è consigliabile esercitarsi prima con il conto demo (clicca qui per aprirlo). La procedura per attivarlo è molto semplice. Si inizia accedendo alla home del sito. Si procede poi cliccando sul pulsante con la scritta “Inizia a fare trading adesso”.

A questo punto, non resta che scegliere tra l’opzione del conto demo e quella del conto con denaro reale. La schermata che si ottiene è molto simile a questa.

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Come puoi vedere, basta davvero poco per aprire e chiudere le posizioni sulla Lira Turca e non solo. Chi dopo qualche ora di prova vuole aprire un conto con denaro reale su questo broker, che consente di operare da mobile e in numerose altre lingue oltre all’italiano, può farlo con un deposito minimo di 100 euro.

Per effettuarlo, si possono utillizzare carte di credito, carte di debito (in entrambi i casi solo del circuito Visa/Mastercard) e portafogli elettronici come Paypal e Skrill. Tra le modalità di accredito del deposito è possibile ricordare anche il bonifico.

Il broker tutela queste somme di denaro conservandole su conti diversi rispetto a quelli della società. In questo modo, in caso di problemi a carico di Plus500 (apri qui il conto demo), i trader non rischiano di perdere il proprio denaro.

*Il vostro capitale potrebbe essere a rischio. Questo non è un consiglio di investimento