Imposta di Bollo Deposito Titoli: Significato e come evitarla

imposta di bollo deposito titoli
Ottobre 4, 2019
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Negli ultimi anni, l’imposta di bollo deposito titoli è stata coinvolta in un aumento notevole, pari al 33%. Sempre più persone, di conseguenza, si chiedono fino a che punto convenga investire in Italia. Se vuoi sapere qualcosa di più in merito e scoprire qualche consiglio utile sul tema, leggi la guida che abbiamo preparato.

Cosa sono le imposte di bollo?

Iniziamo a parlare di imposta di bollo deposito titoli ricordando che, quando si nomina questa voce di spesa, si chiama in causa un onere odiatissimo da tutti gli investitori. Chi sceglie di mettere i propri soldi al sicuro in un conto deposito, quando cerca la soluzione migliore pensa a come pagare la più bassa imposta possibile.

Purtroppo, negli ultimi anni, la situazione non ha giocato molto a favore di chi ha quest’obiettivo. Ingegnandosi un pò, però, è possibile investire senza pagare l’imposta di bollo sui titoli.

In che modo? Si tratta di una soluzione legale? Assolutamente sì! Nei prossimi paragrafi, ti spiegheremo come metterla in atto.

Imposta di Bollo: Come calcolarla

La tassa sul Deposito Titoli è pari allo 0,20% di tutte le giacenze che si hanno sul proprio conto.

Ecco un esempio concreto: Se nel deposito titoli sono presenti €10.000, oggi l’imposta di bollo sarà pari allo 0,20% di questi 10 mila euro. In breve, si pagherà un’imposta di bollo pari a 20 euro.

Per capire questa imposta, è sufficiente chiamarla come una sorta di mini-patrimoniale, che è possibile calcolare in modalità progressiva secondo le somme che sono state versate. In termini pratici, è sufficiente calcolarla con un’imposta dello 0,20%.

Ecco che per calcolare l’imposta di bollo su deposito titoli è necessario anche considerare che essa è pari al 2/1000 degli importi depositati all’interno del proprio conto deposito titoli. Proseguendo negli anni, a partire dal 2012 in poi, si giunge alla legge di stabilità del 2014, secondo cui l’importo minimo di 34,20 € è stato eliminato per tutti i titolari di un conto deposito al di sotto dei 17.100 euro.

Insomma, ipotizzando un deposito di 10000 con vincolo a 12 mesi, si potrebbe comprendere meglio come l’imposta di bollo sarà pari a 20,00 euro.

Investire senza pagare l’imposta di bollo

Di soluzioni per investire senza pagare l’imposta di bollo sui titoli ce ne sono diverse. Una legale molto efficace e altrettanto semplice è il ricorso alle piattaforme di trading con i CFD, strumenti derivati grazie ai quali è possibile replicare le variazioni di prezzo di un asset, senza bisogno di acquistare il prodotto.

I CFD, infatti, non prevedono l’applicazione di imposte di bollo. Quali sono le migliori piattaforme che consentono di utilizzarli per fare trading su azioni, indici, materie prime e coppie di valute? Nel prossimo paragrafo puoi trovare le piattaforme più importanti.

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eΤoro

Questo broker CFD consente di fare trading senza pagare l’imposta di bollo deposito titoli. Si tratta di uno dei tanti vantaggi di questa piattaforma. Da ricordare, infatti, è anche la totale gratuità. Questa piattaforma per il trading online, infatti, non applica commissioni sull’eseguito, ma guadagna solo dagli spread, ossia dalla differenza tra bid e ask.

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La popolarità di eΤoro è legata però anche ad altri aspetti. Quali di preciso? Il principale riguarda senza dubbio il fatto che si tratta della prima piattaforma di social trading. Cosa significa in concreto? Che i singoli utenti che fanno investimenti sugli asset hanno la possibilità di visionare gratuitamente e di replicare le strategie degli altri trader.

In questo modo è possibile iniziare a fare trading “sulle spalle dei giganti”, con maggiori chance di ottenere buoni risultati, il che non significa certo mettere in secondo piano il rischio.

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Plus500

Quando si parla di investire evitando legalmente l’imposta di bollo deposito titoli, pari al 2% annuale dal 2014 (il tetto massimo è pari a 14.000 euro per le persone fisiche), è possibile fare riferimento anche a un altro broker online, ossia Plus500.

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Piattaforma famosa in tutto il mondo e celebre per via della semplicità di utilizzo, consente di utilizzare i CFD per trading su diversi asset. In questo novero è possibile comprendere le azioni, italiane ma anche dei principali mercati mondiali.

Grazie a questo broker online è possibile investire anche su criptovalute, materie prime, indici. Nel complesso, Plus500 consente di operare su circa 2000 asset. Legata ad alcune controllate quotate sulla Borsa di Londra, questa piattaforma possiede anche un’app dedicata e consente di aprire un conto demo.

Ciò vuol dire che è possibile iniziare a fare trading senza soldi reali, esercitandosi per conoscere meglio i vari asset e, soprattutto, le caratteristiche della piattaforma.

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24option

24option è uno dei migliori broker CFD per coloro che cominciano. Come mai 24option è così buono per i principianti? In primo luogo, è facilissimo da usare, molto intuitivo. Inoltre, appena iscritti si riceve l’assistenza telefonica di un vero esperto di trading che fornisce indicazioni precise per evitare di sbagliare.

Chi vuole, ha anche a disposizione un ottimo Ebook gratuito (clicca qui per scaricarlo) che spiega nel dettaglio le migliori strategie per ottenere risultati eccezionali con il trading. E’ un ebook molto scaricato (migliaia di download negli ultimi mesi) perché è semplice da leggere e soprattutto perché funziona veramente, cioè insegna davvero a guadagnare con il trading online.

24option è un broker gratuito e senza nessun tipo di costo o commissione. Mette anche a disposizione un ottimo conto demo, illimitato e senza vincoli, perfetto per chi vuole fare prove di trading senza rischiare assolutamente nulla.

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Per concludere

Grazie al trading con i CFD, è possibile fare investimenti senza bisogno di pagare l‘imposta di bollo deposito titoli.

Questo non significa che non ci siano delle voci di spesa fiscale da considerare. La prima cosa da dire al proposito è che il broker che consente di operare con i CFD non è un sostituto d’imposta. Questo vuol dire che il singolo investitore deve impegnarsi autonomamente per fare la dichiarazione.

Ha la possibilità di richiedere il supporto della piattaforma per quel che concerne i report sui profitti. Per concludere, esponiamo un veloce quadro normativo, specificando che, fino al 2010, i CFD in Italia non erano considerati strumenti finanziari. Le cose, però, sono cambiate con la pubblicazione del decreto n. 141 del 4 settembre 2010, in attuazione della direttiva europea 2008/48/CE.

Questa svolta ha reso i CFD, almeno dal punto di vista fiscale, strumenti finanziari equiparabili alle azioni, ai bond e alle obbligazioni. Di conseguenza, diventa estremamente profittevole operare con questa metodologia per evitare di pagare commissioni e tasse varie.

*Il vostro capitale potrebbe essere a rischio. Questo non è un consiglio di investimento